Lo shopping al supermarket…ingrassa

Fare la spesa in un posto o in un altro non fa differenza? A quanto pare, no. A seconda infatti di dove si fanno i propri acquisti, e il tutto abbinato al proprio grado di istruzione e livello sociale si è più o meno a rischio sovrappeso. Ecco quanto suggerisce un nuovo studio pubblicato su PLoS ONE.

L’analisi multilivello è stata condotta dai ricercatori francesi dell’INSERM (Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale) coordinati dal dottor Basile Chaix, ed è durata un anno: dal 2007 al 2008. Durante questo periodo, i ricercatori hanno osservato le abitudini di acquisto di oltre 7mila consumatori, scoprendo che soltanto nella misura dell’11,4 percento gli acquisti venivano fatti nel proprio quartiere. Per tutti gli altri, in particolare quando si trattava si “spesa grossa” i cittadini sono soliti spostarsi per raggiungere il supermercato che ritengono migliore.

Per “migliore” non s’intende necessariamente che commercializzi prodotti di qualità, ma è un parametro di confronto personale che può comprendere varietà e disponibilità di prodotti, ma più spesso prodotti meno cari. Così è accaduto che l’analisi ha evidenziato come un basso livello di istruzione, l’acquisto di prodotti in prevalenza presso discount fosse associato a un più altro BMI (Indice di Massa Corporea) e un girovita più largo. La stessa cosa si è tuttavia notata quando i consumatori per gli acquisti si dovevano recare distante dal loro quartiere. «Fare la spesa al discount è stato più fortemente associato a un peso corporeo superiore e grasso addominale tra i partecipanti con basso livello d’istruzione rispetto ai partecipanti istruiti», ha spiegato il dottor Chaix.

Non tutti i parametri pare influiscano sul peso corporeo e la larghezza del girovita; difatti le dimensioni del supermercato o la qualità non hanno determinato variazioni nei risultati. Se un precedente studio si era concentrato sull’influenza che poteva avere l’ambiente in cui si vive – in questo caso il quartiere – sui comportamenti alimentari delle persone, questo nuovo studio ha invece preso in considerazione lo specifico comportamento personale che può anche non essere influenzato dal contesto in cui si vive. In ogni caso, i ricercatori concludono che i diversi comportamenti delle persone quando sono al supermercato possono essere indicativi per avviare strategie sanitarie atte a modificare il comportamento d’acquisto alimentare direttamente nei supermercati, in modo da favorire scelte più consapevoli e sane.

Fonte: La Stampa
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