Sardegna e nuraghi, alle radici della storia

Lo scenario nuragico è quello che ancor oggi caratterizza in prevalenza il paesaggio sardo, con migliaia di monumenti: nuraghi (tra gli 8.000 e i 10.000), templi a pozzo e a megaron, fonti sacre, tombe di giganti.

Tra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro, a partire dal 1500 a.C. circa fino ai secoli in cui i popoli Fenici si insediarono stabilmente sul territorio sardo, la civiltà nuragica dispiegò la sua antica cultura diffondendosi in tutta l’isola con migliaia di costruzioni ciclopiche destinate in gran parte a conservarsi nei secoli. Alcune di queste strutture hanno assunto oggi rilevanza internazionale, come Su Nuraxi di Barumini, la grande dimora nuragica, un complesso entrato nel 1998 a far parte dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Insieme ai reperti (in primo luogo i famosi bronzetti) esposti nei diversi musei della Sardegna, dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari al Museo Archeologico Nazionale “A. Sanna” di Sassari fino ai più piccoli musei civici, un itinerario attraverso l’isola alla ricerca dei siti nuragici offre al visitatore la possibilità di costruirsi un itinerario personale su questa affascinante e complessa civiltà, che tanti contatti aveva con le coeve civiltà mediterranee.

Dai siti più conosciuti, come il pozzo sacro di Santa Cristina di Paulilatino o il nuraghe Arrubiu di Orroli, alle bellezze meno note, anche perché spesso situate in luoghi lontani dalle grandi vie di traffico e ricchi di forti suggestioni, gli itinerari nuragici sono viaggi attraverso la cultura atavica più profonda della Sardegna.

Fonte: I Like Italy
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