Peperoncini d’Italia

Originario dell'America centro meridionale il Capsicum annuuum, è una pianta che predilige i climi caldi e temperati ed è una delle 85 varietà conosciute di questa specie, da noi conosciuta con il nome di Peperoncino, uno dei sapori più stuzzicanti delle cucine di tutto il mondo.

Portato in Europa da Cristoforo Colombo fra le varie “meraviglie” del nuovo mondo, dopo essere stato importante oggetto di scambio per i mercanti di spezie, in Italia ha trovato ampia diffusione in Calabria e Basilicata, regioni che vantano la migliore produzione del nostro paese. Le diverse tipologie variano in base al grado di dolcezza e devono la loro proprietà piccante alla capsaicina, sostanza contenuta nei frutti in quantità inversamente proporzionale alle loro dimensioni.

Anche se il suo gusto piccante è inconfondibile, il peperoncino è stato battezzato con nomi differenti nelle varie regioni italiane: diavulillo o pipazzu in Calabria, diavulicchiu in Basilicata, diviene peparuolo in Campania, pepentò all'Aquila e pipi russi in Sicilia, a dimostrare una personalità davvero forte e non comune. Assai diffuso nella cucina povera e regionale dell'Italia meridionale, per la sua capacità di dare sapore a preparazioni semplici, dai primi alle verdure al pesce, può essere consumato fresco, sbriciolato sulle pietanze, sott'olio, essiccato e macinato in polvere ed entra anche fra gli ingredienti di alcuni salumi, fra cui il più noto è la Nduja calabrese.

Alle doti gastronomiche il peperoncino affianca anche importanti virtù terapeutiche, grazie agli effetti benefici sulla digestione e alla notevole capacità di vasodilatatore.

Fonte: Academia Barilla
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