Problemi con il latte

Una persona su tre è convinta di essere allergica a qualche alimento, confortata spesso da test che però la medicina non valida. Latte e latticini sono in testa nella hit parade delle diete di esclusione fai-da-te. Con veri e propri movimenti di oppositori attraverso blog su internet e prescrizioni di bando totale - anche da parte di molti medici - senza alcuna reale giustificazione. Secondo i dati epidemiologici, infatti, solo il 2 per cento degli adulti e tra il 3 e il 7 per cento dei bambini ha davvero una reazione avversa ad un alimento. In questi numeri inoltre, sono comprese sia le allergie che le intolleranze alimentari, patologie tra loro diversissime per causa, sintomi ed effetti.

"L'intolleranza in genere è dovuta alla carenza di un enzima - precisa Antonella Muraro, responsabile, presso l'università di Padova, del centro di specializzazione regionale per lo studio e la cura delle allergie e intolleranze alimentari - quella al latte, per esempio, è dovuta alla mancanza dell'enzima lattasi, che permette di tollerare il lattosio, lo zucchero del latte. Si può nascere senza l'enzima, o perderlo dopo un'infezione intestinale o la non assunzione di latte per lunghi periodi. In genere basta utilizzare il latte senza lattosio ma, per i pazienti che non tollerano neppure quello, si elimina il latte per un periodo variabile da 1 a sei mesi e poi si reintroduce in piccole quantità. Inoltre esiste un prodotto sostitutivo dell'enzima, che riesce a tamponare i sintomi ed è utilizzabile nelle situazioni di consumo accidentale. I sintomi sono in genere gastrointestinali e possono simulare quelli di un colon irritabile, con gonfiore, coliche, crampi, diarrea. Possono essere anche significativi ma non comportano mai pericolo di vita".

Si può rischiare il collasso e persino la morte, invece, nel caso dell'allergia. "L'allergia è alle proteine del latte - spiega Muraro - ed è scatenata da anticorpi specifici. Si dice che è un'allergia Ig-E mediata. Le reazioni sono di solito immediate, da pochi minuti fino a qualche ora dopo l'assunzione dell'alimento, e possono variare da orticaria su tutto il corpo, prurito, eritema, a difficoltà respiratorie anche gravi, tachicardia, ipotensione fino al collasso. Per questo è fondamentale una adeguata educazione a fronteggiare le emergenze con farmaci salvavita come l'adrenalina autoiniettabile. Ci sono poi forme senza anticorpi, ma tramite citochine che innescano la risposta allergica. Sono forme non Ig-E mediate, con sintomi prevalentemente gastrointestinali, che compaiono da 2 a 6 ore dopo l'ingestione".

Il punto però - denuncia Alberto Villani, responsabile di Pediatria generale all'ospedale Bambino Gesù di Roma - è che sono in costante aumento i bambini a cui è stata diagnosticata un'allergia alle proteine del latte, spesso impropriamente. E che ancora oggi, in particolare sotto i 12 mesi, molti genitori e purtroppo anche alcuni pediatri, attribuiscono all'allergia al latte ogni sorta di manifestazione, dalle coliche gassose, a qualunque tipo di manifestazione cutanea, persino l'irrequietezza notturna. "Molto spesso, magari per una dermatite sul volto che guarirebbe con un po' di crema - spiega Villani - si fa ricorso ai test allergologici, dai prick test cutanei a quelli del sangue e la positività al test è ritenuta diagnosi di certezza. In seguito si eliminano alimenti importanti, dal latte, all'uovo, al pesce. È un errore, deve contare la storia clinica: se un bambino mangia l'uovo o beve il latte e ha vomito, dolori addominali e diarrea, anche con i test negativi, non dovrà assumere questi alimenti. Di veri allergici non ne vediamo moltissimi".

A questi bambini, oltre ad una dieta priva di alimenti che contengono proteine del latte vaccino, si prescrivono dei latti particolari (idrolisati spinti). "Da qualche anno, all'inizio in ospedale, - continua Villani - stiamo tentando la strada della desensibilizzazione con piccolissime dosi crescenti di latte. In non pochi soggetti riusciamo a risolvere il problema, consentendo l'accettazione di piccole quantità di latte e scongiurando il rischio di shock anafilattico. Per tutti i "falsi" allergici si tratta solo di trovare modo e opportunità di reintrodurre latte e derivati".

Fonte: Repubblica
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