Risotto al Barbera, un’antica tradizione

Una delle componenti fondamentali per conferire l’aroma finale alle pietanze sono le spezie. Tra queste, una delle più utilizzate nella cucina dell’Italia settentrionale è senza dubbio la noce moscata, che non è altro che il seme essiccato del frutto della Myristica Fragrans, un albero sempreverde originario dell’arcipelago delle Molucche. Introdotta in Europa nell’ XI secolo dai mercanti arabi che la utilizzavano per aromatizzare la birra, fino a pochi secoli fa la noce moscata era, assieme allo zafferano, una delle spezie più rare e costose al mondo.

Il suo alto valore commerciale era dovuto, oltre che alle proprietà miracolose che le venivano attribuite, alla difficoltà del viaggio necessario per importarla in Europa. La noce moscata, infatti, un tempo cresceva soltanto sull’isola di Run, in pieno Oceano Pacifico, e il tragitto era talmente ostico che metà degli equipaggi che partivano alla volta di quell’isola non facevano mai ritorno.

L’impossibilità di produrre la noce moscata altrove portò inoltre Inghilterra ed Olanda a scontrarsi nel XVI secolo per il controllo di Run e dei suoi preziosi frutti. Inizialmente furono gli inglesi a stabilire il loro controllo sull’isola, ma, dopo diversi anni di scontri, nel 1665, gli olandesi riuscirono a conquistare l’isola che divenne ufficialmente loro un paio d’anni dopo quando, con un accordo commerciale, cedettero agli inglesi un isolotto sulla costa occidentale del nord America occupato abusivamente qualche anno prima dal Duca di York, in cambio del controllo sul commercio della noce moscata dell’isola di Run.

Nel giro di pochi anni, però, la fortuna voltò le spalle agli olandesi: gli inglesi, infatti, riuscirono a trovare un metodo per coltivare l’albero da cui si ricavava la noce moscata a Singapore, colonia del loro impero, mentre l’isola ceduta agli inglesi divenne in seguito famosa come l’isola di Manhattan.

Fonte: Academia Barilla
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