Dieta della felicità

Mangiare bene, per vivere bene. Sembra una banalità, soprattutto per chi vive in paesi dove il bisogno del cibo è sempre soddisfatto. Eppure alcuni studi recenti evidenziamo qualcosa di più preciso: e cioè che un ruolo chiave nella felicità delle persone è giocato dagli antiossidanti, preziose sostanze che si trovano nella frutta e nella verdura.

A chiarire il legame tra “food” (cibo) e “mood” (umore) le ricerche condotte dell'Osservatorio Aiipa (Associazione Italiana Industrie prodotti Alimentari - Area Integratori Alimentari) - in collaborazione con Giovanni Scapagnini, biochimico clinico dell'Università del Molise. Oltre al ruolo già conosciuto di alcuni alimenti “di modulare il rilascio e la sintesi dei neurotrasmettitori responsabili del tono dell'umore, quali serotonina, dopamina e noradrenalina” spiega il professor Scapagnini, “si è cominciato a valutare l’influenza sulla sfera psichica delle sostanze antiossidanti”. Ci sono dunque una serie di studi scientifici che dimostrano la capacità di vitamine antiossidanti, quali la vitamina C e la vitamina E, di ridurre i sintomi depressivi. Altre ricerche hanno messo in evidenza il valore positivo per il benessere mentale di molti polifenoli vegetali, come la curcumina e le catechine del tè, che avrebbero la capacità di ridurre disturbi del comportamento, azione riconducibile – anche in questo caso - alle proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie di questi composti.

Un altro studio, condotto dall'Università di Navarra, ha mostrato che la dieta mediterranea svolge un ruolo di prevenzione nell'insorgenza di disturbi depressivi nella popolazione sana. Infine, una ricerca sviluppata nell'ambito dello studio “InChianti”, condotta in Toscana su una popolazione di circa 1.000 anziani, ha di recente evidenziato che la scarsa assunzione alimentare di carotenoidi è associato ad un maggior rischio di depressione. In conclusione, per il professor Scapagnini “una dieta della felicità” – o se vogliamo una dieta in grado di ridurre stress e infiammazioni a livello cerebrale – “non può prescindere da sufficienti dosi di frutta verdura”.

Fonte: Alessio Maurizi
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