Tornare a lavoro dopo la malattia

"Oggi è un giorno importante per me: torno a lavorare. Non è solo una fonte di reddito, significa che sono guarito e ho di nuovo un ruolo nella società. Mi sento come un guerriero, fiero delle mie cicatrici". È il rientro in azienda dei lavoratori malati, gravi e cronici. Quali i pregiudizi e quali le prassi adottate delle imprese italiane? Prova a rispondere un'ampia ricerca promossa dalla Fondazione Giancarlo Quarta

1 che verrà presentata il 26 ottobre a Milano: 2.500 questionari spediti ad altrettanti direttori del personale e direttori generali di aziende grandi e piccole. Ecco i risultati.

2 Quando il dipendente malato fa "paura". Nonostante la maggioranza delle aziende contattate (il 70%) ritiene il problema in espansione e più dei due terzi delle persone dichiara di conoscere, direttamente o indirettamente, almeno una persona afflitta da una patologia critica, ben poche sono le risposte arrivate alla Fondazione: per la precisione solo 119 su 2.500 questionari spediti. Tradotto in percentuale fa meno del 5%. Sintomo, probabilmente, di una scarsa attenzione al problema. Le preoccupazioni del malato, i timori dell'azienda. Stando alle risposte pervenute, i timori e le preoccupazioni del dipendente malato che torna in azienda variano a seconda degli interlocutori: con i capi c'è il timore di essere percepito come un peso o addirittura di venire accantonato; con i colleghi, la paura è di essere considerato un diverso; con i collaboratori, il sospetto è di essere oggetto di atteggiamenti accondiscendenti o di pena. I timori dell'azienda verso il dipendente che torna a lavorare si dividono invece tra inesperienza a gestire la relazione e forte imbarazzo.

Tra risorsa e problema. Per il 42% delle aziende il dipendente malato è una risorsa a cui dare maggiore attenzione, per il 22% è un caso umano, per il 14% è un problema organizzativo. Per il dipendente malato invece il rientro in azienda coincide con la voglia di "normalità", ovvero la possibilità di continuare a svolgere le varie attività come prima dell'evento patologico (nel 45% dei casi) e di continuare a ottenere soddisfazioni sul piano professionale (14%).

Non è tutto. Stando ai dati della ricerca, ben il 67% dei dirigenti intervistati dichiara di non conoscere aziende con prassi a sostegno di dipendenti malati. In ogni caso, le grandi aziende si mostrano più preparate delle medie e delle piccole. Tra le prassi utili, infine, il 23% indica i colloqui al rientro e il 14% corsi di formazione ad hoc per i capi e colleghi.

Fonte: Repubblica
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