Chi Ha Tempo Non Aspetti Tempo.
Manuale di Sopravvivenza per Procrastinatori Incalliti – Parte 2


Capita di frequente che il rinvio sistematico delle nostre incombenze sia da attribuirsi ad un’ansia da prestazione tanto forte da annichilirci. Pertanto, preliminarmente a qualsiasi strategia anti-procrastinazione, è certamente necessario un lavoro a monte sul nostro rapporto con noi stessi. Dobbiamo imparare a perdonarci eventuali défaillance che sono umane e non ledono affatto la nostra dignità. Accettare i nostri limiti contribuirà significativamente a ridimensionare l’impatto che temiamo un insuccesso possa avere sulla nostra identità. Rielaborare e rinvigorire la nostra auto-immagine migliorerà la qualità della nostra vita in toto, non solo relativamente all’impasse procrastinatrice, ma anche a numerose altre circostanze in cui l’insicurezza in noi stessi ci ha messi in seria difficoltà.

Ci sono sfide che ci spaventano fino a paralizzarci. Dobbiamo addestrarci a pensare che la minaccia non è reale ma percepita, dipende, cioè, da come ce la rappresentiamo: il suo aspetto intimidatorio prende forma in base alle nostre paure. Alleniamoci ad avere più fiducia, a contare su un punto fermo dentro noi stessi che non permetterà a nessuna sconfitta di annientarci. Soprattutto, amiamoci di più.
Il nostro valore personale non è flebilmente appeso a un filo, alla mercé del primo passo falso. Il mondo non crollerà, dunque, se il nostro operato non sarà ineccepibile quanto vorremmo, né per questi motivi i colleghi o i familiari smetterebbero di stimare la nostra efficienza. Dobbiamo chiederci, piuttosto, perché per noi basterebbe tanto poco per minare la considerazione che nutriamo verso le nostre potenzialità.
Inoltre, come possiamo essere certi che otterremmo risultati insoddisfacenti? Concediamoci un’opportunità anziché profetizzare a priori il fallimento: credere nelle proprie probabilità di riuscita è un rinforzo positivo che stimola ad agire.
E, poi, siamo proprio certi che l'aspirazione a standard inarrivabili non sia una scusa subdola per non provare neanche a misurarci con un’impresa tanto impossibile?

Una precondizione importante della forza di volontà è certamente la motivazione. Tuttavia, non dobbiamo attendere di sentirci improvvisamente più motivati per cominciare ad agire. La motivazione, suggerisce lo psicoterapeuta Bruno Koeltz, non arriva aspettando, ma agendo. Dunque, non c’è ragione di aspettare. Facciamo un’analisi dei costi e dei benefici prodotti dall'attesa o dall'esecuzione immediata del compito, rendiamoci conto dell’immenso miglioramento di cui godranno il nostro umore e la nostra vita se smetteremo di indugiare inutilmente e, finalmente, mettiamoci all’opera.

Da un punto di vista operativo, cerchiamo di rimanere centrati sull’obbiettivo, strutturando e diluendo il lavoro e la fatica da compiere in fasi chiare e realistiche da seguire scrupolosamente: una data di inizio, una di fine e una serie di momenti intermedi in cui il lavoro sarà sviluppato passo passo. Suddividiamo il lavoro in operazioni successive, così da semplificarcene la realizzazione e da alleggerircene la percezione, proprio perché, ricordiamolo, la procrastinazione è un problema di resilienza all’inizio dell’atto. Se riusciamo a vincere la paura del confronto iniziale con il compito, la probabilità di desistere ad azione avviata sarà molto più bassa. Se necessario, facciamo un elenco scritto delle operazioni da compiere e fissiamo delle scadenze ad esse relative.

Predisponiamo anche traguardi intermedi al termine dei quali premiarci con una breve pausa. Lo scopo è percepire ogni piccolo progresso come un successo personale, così da mantenere alto il livello di motivazione intrinseca e di autostima. Come detto, una scarsa fiducia nel nostro valore non farebbe che compromettere la nostra determinazione. Gli intervalli contribuiscono, inoltre, a evitare un eccessivo affaticamento che ci faccia associare una sensazione negativa al compito.

Uno delle cause della procrastinazione è una cattiva gestione del tempo. Tendiamo a sottostimare il tempo che ci sarà necessario per ultimare un’attività, pertanto, crediamo che, anche tergiversando ad oltranza e iniziandone all’ultimo momento l’esecuzione, saremo in grado di portarla a termine entro la scadenza. In realtà, continuiamo ad accumulare ritardi su ritardi. Che si tratti di lentezza nelle nostre performance o di ingenuo ottimismo nelle previsioni, non cambia il fatto che restiamo penalizzati dall’errata quantificazione del tempo. Quindi, in fase di pianificazione della nostra tabella di marcia, abituiamoci a raddoppiare i tempi che crederemmo istintivamente sufficienti al conseguimento dell’obbiettivo, così da commisurare il piano d’azione ai nostri effettivi ritmi esecutivi.

I procrastinatori incalliti sono soliti escogitare numerosi escamotage per mascherare il loro temporeggiare: fingono di dedicarsi ad attività preliminari indispensabili al compito, ma in realtà stanno solo usando una scusa per non ammettere il loro blocco. Per esempio, nel panico all'idea di redarre un'importante relazione, iniziano a mettere in ordine la scrivania, adducendo che non sarebbe possibile lavorare nel caos. Il problema è che, poi, perdono l'intera giornata a sistemare meticolosamente la postazione di lavoro e non scrivono una riga del famigerato documento. Alla luce di questa formidabile tendenza ad interessarsi a qualsiasi futile questione, propria o altrui, pur di non affrontare i propri mostri, fondamentale è proteggersi dalle fonti di distrazione che possono distogliere attenzione ed energie dall'obbiettivo.

Esistono, tuttavia, anche dei gesti rituali che sono ottimi starter per predisporci all’azione: questi comportamenti agiscono come attivatori e costituiscono una fase di riscaldamento per condurci nel compito in modo soft, attutendo la brutalità di un'immediata full immersion. Tali consuetudini pre-attività devono essere inneschi brevi e positivi per infonderci energia (e non sottrarcela come le attività di cui sopra): si può trattare di un buon caffè, dell’ascolto di una canzone che ci dia la carica o del ripeterci un motto di auto-incoraggiamento come fanno gli attori prima di andare in scena. L'atto è una specie di Pronti, Attenti, Via! che proclama che da questo momento ci mettiamo ufficialmente in marcia verso il traguardo. Deve essere un gesto che ci introduca al compito e non ci faccia restare impantanati sui blocchi di partenza.

A volte siamo paralizzati dai nostri stessi ammonimenti, da ricorrenti autocritiche e profezie di fallimento che puntualmente finiscono, così, per avverarsi. Come spiega il dott. Koeltz, si tratta di pensieri disfunzionali che ci fanno sentire impotenti, mortificando la nostra capacità di reagire a tali scoraggiamenti. Riformuliamo il nostro dialogo interiore in termini positivi, aboliamo i vari Non ce la farò mai! Non saprei neanche da dove cominciare! Diciamo, piuttosto, Se m’impegno ho tutte le capacità per farcela! Posso iniziare, per esempio, procurandomi tutto il necessario per il lavoro da fare e stilando una lista di operazioni da compiere! Sviluppiamo pensieri alternativi che ci incoraggino all’azione preannunciandoci trionfi, anziché débâcle .

Un trucco pratico molto utile è la condivisione degli obbiettivi con qualcuno, così da tenere alta la motivazione e da avere un referente a cui rendere conto puntualmente del proprio operato. Spesso, di fronte agli altri, ci si vergogna di mancare gli appuntamenti o di non dimostrarsi all’altezza, tanto che il proprio orgoglio e un certo ego narcisistico tirano fuori quella forza propulsiva che, fino ad allora, non eravamo riusciti a mettere in atto.
Riluttanti o remissivi, terremo fede agli impegni assunti con più probabilità, rispettando gli orari concordati e le scadenze.

Un buon deterrente anti-procrastinazione può essere il tenere presente che il compito non ancora affrontato assume dimensioni direttamente proporzionali al tempo che passa. Come suggerisce il Dott. Koeltz con una metafora molto eloquente, l’attività rinviata con relativa data di scadenza è come un elefante, microscopico finché ne siamo lontani, ma tanto enorme da poterci schiacciare quando siamo al suo cospetto. Del resto, come in tutte le operazioni di salvataggio, la tempestività dell’intervento è cruciale per determinarne la buona riuscita.

Infine, ecco un trucco furbo per aggirare l’ostacolo dell’avvio del compito. Koeltz propone la strategia dei 5 minuti: impegniamoci a intraprendere il temuto compito per 300 miseri secondi dopo i quali, se non avremo più voglia di proseguire, avremo la libertà di smettere senza sensi di colpa. Questo semplice pensiero dovrebbe rassicurarci e abbattere la barriera prima dell’azione. Solitamente, trascorso fruttuosamente questo tempo, saremo lieti di scoprire che, una volta cominciato, avremo voglia di proseguire, travolti dall’entusiasmo e dalla presa di coscienza che non c’era niente di così spaventoso. Mentre svolgeremo il compito, in più, ci sentiremo finalmente soddisfatti di noi stessi, sentendoci sempre più competenti, sensazione che costituirà un potente rinforzo positivo per non arrenderci fino al compimento dell’attività. Avremo così creato un circolo virtuoso di motivazione e tenacia.
Se, invece, la regola non dovesse funzionare così bene, ci saremmo, se non altro, portati avanti nel lavoro di almeno una manciata di minuti e, 5 minuti dopo 5 minuti, il risultato andrebbe comunque pian piano prendendo forma: perché, come detto sopra, non è affatto vero che niente è meglio di poco. La stasi è il vero veleno, la lentezza è pur sempre movimento.

Ricordiamoci che tanto il dinamismo quanto la staticità sono comportamenti deliberati e, in quanto tali, si possono sia apprendere che disimparare. È faticoso cambiare le proprie abitudini ma, superata la fase ostica dello stravolgimento dei propri schemi, acquisiti quelli nuovi, sarà normale non sottrarsi più alle proprie incombenze. Come afferma il Primo Principio della Dinamica, un corpo permane nel proprio stato di moto o di quiete finché non intervengono forze esterne a modificarlo: si chiama inerzia. Bene, siate quella forza che fa la differenza.
Questa nuova concezione di come gestire il cambiamento rappresenterà per la nostra vita una svolta epocale.

Marzia VaccaroI Like Italy

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