Uomini e confidenze

Confidarsi con qualcuno: questo sì che è da pazzi....", scriveva Luigi Pirandello. Il Nobel fotografava così un tipico pensiero degli uomini, valido allora come oggi, che spiega già da solo come mai le donne non sappiano tenere per sè problemi, ansie e dispiaceri, mentre gli uomini si tengono tutto dentro. Ad analizzare le differenze è stato uno studio condotto presso l'Università del Missouri su oltre 2mila bambini e adolescenti. Ne è emerso che la differenza nella capacità di confidarsi inizia sin da piccoli e non è legata affatto, come si potrebbe pensare, alla maggior riservatezza maschile nella condivisione dei propri sentimenti. La questione è molto più pratica: per gli uomini si tratta semplicemente di una perdita di tempo.

"Lo studio" commenta Luigi Janiri, professore associato di psichiatria presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma "fotografa perfettamente la differenza di genere che esiste prima di tutto a livello genetico e biologico. Nella donna, infatti, prevale il cervello emotivo, ovvero l'emisfero destro e il lobo limbico e ciò determina una differenza precisa nell'elaborazione e anche nell'espressione delle emozioni". Perciò, mentre per le ragazze confidarsi con un'amica significa sfogarsi e sentirsi meglio, per i maschi non vi è alcuna ragione valida per dire a qualcun altro ciò che si prova. Ed ecco che crescendo si sviluppa la tipica riluttanza maschile ad esprimere i propri sentimenti persino alla partner. "Per anni la maggior parte degli psicologi ha insistito sulla necessità che i maschi imparassero ad esprimere sensazioni e stati d'animo, superando l'imbarazzo e il timore di apparire deboli", spiega la dottoressa Amanda Rose che ha svolto quattro studi sul tema. "Ma quando abbiamo chiesto ai ragazzi come si sentivano dopo aver parlato dei propri problemi, non hanno espresso più angoscia o disagio rispetto alle ragazze. Semplicemente i ragazzi hanno spiegato che non vedono alcuna utilità nel perdere del tempo a parlare dei propri sentimenti" conclude Rose.

Conclusioni che sono state pubblicate su Child Development e che ci aiutano a spiegare meglio perché uomini e donne hanno un approccio diverso rispetto ai problemi di relazione. Quando c'è qualcosa che non va nella coppia, in genere è la donna a cercare il dialogo perché è convinta che così si riuscirà a comprendere la causa del problema e a risolverlo. Al contrario l'uomo sfugge perché secondo lui più si pensa e si parla del problema, più lo si ingigantisce. In un precedente studio della Rose, infatti, è emerso che il continuo rimuginare sui problemi aveva reso i ragazzi e non le ragazze più ansiosi e depressi. "La minor propensione dell'uomo a confidarsi e ad entrare in intimità - spiega Janiri - ha un impatto enorme sulla relazione di coppia specie al giorno d'oggi in cui la donna è più autonoma e ha fatto tante conquiste senza però perdere la sua capacità di introspezione". Dunque, si ribadisce il concetto del libro di Gray John secondo cui gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere e che a riguardo non c'è nulla che si possa fare? Secondo gli psicologi, qualcosa si può fare per accorciare le distanze. Per esempio, i genitori dovrebbero esortare i figli a condividere i propri stati d'animo e le preoccupazioni in modo da poterli seguire meglio e rassicurarli nei momenti di crisi. Al contrario, le ragazze dovrebbero imparare che per far fronte ai problemi non basta solo parlarne, ma conta di più guardarsi dentro e sapersela cavare anche da sole. "Solo agendo precocemente si può tentare di correggere l'atavica suddivisione dei ruoli maschili e femminili. Per esempio, a partire dai giochi. Dovremmo lasciare i bambini liberi di fare le loro scelte ed esplorazioni. Se un maschietto vuole giocare con le bambole o una femminuccia con la pistola, i genitori non devono intervenire per inculcare loro l'idea che questo non è un gioco adatto. È proprio così che si creano i presupposti per le differenze di genere".

Fonte: Repubblica
Segnala una news

Related Posts / Articoli correlati