San Michele Arcangelo

Nell'antico rione di Sant'Angelo in Formis, parte dell'abitato omonimo che è frazione di Capua, alle falde del Monte Tifata (602m.s.l.m.) sorge questa famosa basilica benedettina, sui resti del romano tempio di Diana Tifatina.

Il primitivo cenobio del XIsec. Venne costruito riutilizzando largamente le parti marmoree e il pavimento a tarsia del tempio primitivo e con lo stesso disegno di pianta, aggiungendo le absidi al termine delle navate. Ceduta all'Abbazia di Montecassino nel 1072, l’allora abate Desiderio di Montecassino (il futuro papa Vittore III) decise di ristrutturare la basilica senza tuttavia troppo alterarne il primitivo carattere e conservando ancora tutti gli elementi lapidei, strutturali e decorativi, di origine romana. A lui si devono i begli affreschi di scuola bizantino-campana che decorano l'interno e che costituiscono uno tra i più importanti e meglio conservati cicli pittorici dell'epoca nel sud Italia. Successivo, circa XIIsec., sembra invece il rifacimento del portico antistante la chiesa, con nuovi affreschi, e la ricostruzione del campanile in seguito ad un crollo. L’edificio è a tre navate, con quella centrale larga il doppio delle laterali, e segue il modello architettonico benedettino – cassinese con l’abside centrale più larga e più alta delle laterali; tuttavia, rispetto alla planimetria della basilica di San Benedetto a Montecassino, ricostruita dall’abate Desiderio tra il 1066 e il 1071, questa chiesa è priva di transetto.

Ma ciò che attrae maggiormente il visitatore è il ciclo di affreschi che abbellisce l’interno dell’edificio: dal Cristo Pantocrator che giganteggia nel catino absidale, circondato dai simboli dei quattro Evangelisti, ai tre Arcangeli affiancati dall’abate Desiderio a sinistra (raffigurato con il modello della chiesa tra le mani), e da San benedetto a destra rappresentati nella fascia inferiore, alla Vergine col Bambino fiancheggiata da due angeli nell’abside destra, dove l’affresco è diviso in due fasce sovrapposte, con nella fascia inferiore sei santi.Lungo la parete di sinistra trovano molte tracce ben conservate di un ciclo di affreschi rappresentante episodi del Vecchio Testamento. Sulle pareti laterali della navata centrale sono raffigurati episodi del Nuovo Testamento. Gli affreschi furono probabilmente realizzati da alcune botteghe locali, che operarono ispirandosi a modelli bizantini. Infatti l’uso di schemi bizantini, come la suddivisione dell’intero ciclo pittorico in pannelli mediante colonnine dipinte, e la disposizione delle figure all’interno dei singoli riquadri è temperato da un primo, timido, tentativo di caratterizzazione delle figure. Analogamente nel grande affresco della controfacciata, che raffigura il Giudizio Universale. Viene da pensare, in tempi in cui la comunicazione visiva per immagini era così rara, come dovesse essere importante ed affascinante per i fedeli questa colorita rappresentazione di eventi e leggende che si svolgeva rivestendo tutte le pareti, con una ricchezza di significati e di simboli che ormai in gran parte sfuggono al nostro esame spesso frettoloso.

Fonte: Rural Journey
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