Super-Donne: Rilassatevi!

Ammettiamolo: noi donne siamo state educate a mirare all’eccellenza. Eravamo la scolaretta diligente al primo banco di scuola, scrupolosa in tutto, nella speranza di aggiudicarci una lode da parte di mamma e papà. Da adulte, abbiamo imparato a lavorare con strenua resistenza, per guadagnarci l’ambita promozione in riconoscimento del nostro impegno professionale. Sforzi e affanni sono all’ordine del giorno anche per le mamme, che si prodigano per garantire il necessario ai propri figli, destreggiandosi fra famiglia e carriera con abilità da equilibriste. Per necessità o per diletto, siamo avvezze all’efficienza e alla fatica del multi-tasking simultaneo, ci facciamo carico di responsabilità inaudite, come moderne Wonder Women. Abbiamo uno zelante senso del dovere e non siamo abituate a delegare. Così, nella vita di coppia e con i figli, ci auto-candidiamo sempre al ruolo di quelle che devono personalmente risolvere ogni seccatura.

A monte di questo atteggiamento di apparente abnegazione potrebbero celarsi, però, tre scomode verità - lesive sia per la vita individuale che per quella relazionale - tutte dovute a una profonda insicurezza:
1. Non ci riteniamo degne d’amore senza essercelo debitamente guadagnato;
2. Vogliamo legare a noi il partner e/o i figli con un obbligo di riconoscenza nei nostri riguardi e renderci indispensabili per lui/loro;
3. Non accettiamo di perdere il controllo della situazione e non ci fidiamo degli altri.

1. Amati. La nostra instancabile operosità nasconde forse il tentativo di strappare al proprio compagno un elogio gratificante, proprio come da bambine lo bramavamo dai genitori. Ci assumiamo responsabilità da adulti ma, in realtà, stiamo esprimendo un disperato bisogno infantile di approvazione. In fondo, sappiamo che l’amore non è meritocratico, né direttamente proporzionale alle fatiche che scegliamo di compiere, non necessariamente, almeno. Ma temiamo intimamente di non avere altre doti - oltre alla resistenza al sacrificio - per valere l’affetto del nostro compagno. Siamo eternamente insoddisfatte di noi stesse: tanto indulgenti verso le altrui debolezze, quanto impietose verso le nostre. Così, la carenza di fiducia nel nostro valore degenera in una sconfortante remissività. Molte donne credono di meritare così poco da accettare vessazioni degradanti per anni.
Il lavoro da fare è su noi stesse e sulla nostra autostima, più che sulla vita di coppia. Gli altri si adeguano al nostro atteggiamento: ci gradiscono se noi ci apprezziamo, ci denigrano se ci umiliamo.

2. Rilassati. Siamo avvezze al culto dell’altro fino ad annichilirci, forse perché è il ruolo che la società ci ha assegnato da sempre. Da bambine già accudivamo le bambole mentre i maschietti giocavano alla guerra. Pensiamo che amare bene sia dare tanto. Eppure essere prodighi verso il prossimo oltre misura spesso significa non essere sintonizzati sui suoi reali bisogni, non ascoltare le sue richieste. Il nostro è un subdolo sforzo di procacciarci la benevolenza altrui. Più tristemente, è il tentativo prepotente di creare un vincolo di gratitudine verso di noi, cosicché l’altro si senta eventualmente in colpa ad allontanarsi. O, ancora, è una manovra perversa per renderlo dipendente dai nostri servigi (e quindi dalla nostra presenza), cosicché non osi mai abbandonarci. È un inganno a lui, ma soprattutto a noi stesse, che non sapremo mai se saremo state amate davvero e, nel dubbio, resteremo attanagliate dalle nostre insicurezze.
In realtà, per avere cura di qualcuno, non c’è necessità di affannarsi in gesta rocambolesche. Quante super-donne virtuosamente sollecite e operose sono amaramente tradite dai mariti con amanti di ben altra sorta? L’indignazione contro gli adulteri è scontata, certo, ma pensiamo a cosa possiamo fare noi per tutelarci da questi voltafaccia, per evitare di sentirsi pugnalate proprio dall’uomo a cui abbiamo riservato tutte noi stesse. Già, perché nell’offrirgli tutte noi stesse, ci siamo dimenticate di dedicarci un po’ anche alla nostra persona. Di rispettarla. Di valorizzarla. Di gratificarla. Ci hanno insegnato che la filantropia è virtù e la cura di sé dissolutezza. Ora sappiamo che non possiamo salvare nessuno se prima non mettiamo in sicurezza noi stesse. E poi la verità è che meno ti stressi e più sei desiderabile. Chi la vuole una super-donna nevrotica e affaticata? Cerca di perdonarti. Affrancati da questi ritmi frenetici auto-imposti. Fai una commissione in meno e un sorriso in più.

3. Condividi le Responsabilità. È vero, ci siamo irrigidite e non riusciamo più a mollare le redini per paura di catastrofiche conseguenze. Eppure ce l’hanno insegnato che tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile! Allora, impariamo a rilassarci, ad essere meno ossessivamente perfezioniste e, finalmente, a delegare. Smettiamo di accollarci il fardello di responsabilità che, se condivise, sanno consolidare la relazione meglio di qualsiasi sacrificio individuale. Ogni tanto è giusto concedersi il meritato lusso di perdere il controllo della situazione e ammettere di avere bisogno d’aiuto. Guidiamo noi le aspettative che gli altri nutrono su di noi. Se stabiliamo un target alto, perché vogliamo stupire tutti con effetti speciali e perché non ci fidiamo tanto dell’altrui operato, poi dovremo essere in grado di garantire quello standard. Oltre ad essere uno stress senza precedenti, è un comportamento presuntuoso capace di minare l’autostima del partner, il quale percepisce chiaramente la nostra sfiducia. Noi sentenziamo: “Ci penso io” e lui capisce: “Ci penso io perché tu sei un incapace”. Se gli altri non si mettono in azione spontaneamente è perché li anticipiamo sempre, facendo loro credere irrilevante, mediocre e indesiderato il loro intervento. Senza accorgercene li inibiamo con la nostra forza: Ubi Maior
Se, al contrario, accettiamo di mostrarci umane e con dei ragionevoli limiti e, ogni tanto, ci tiriamo indietro e chiediamo il supporto del partner, coinvolgeremo anche lui nelle questioni comuni, responsabilizzandolo e facendolo sentire parte attiva. La coppia è partecipazione, reciproco contributo, fiducia: se saremo meno accentratrici, gli altri ricominceranno a prendere l’iniziativa e sarà una benedizione per tutti.

Continua a Leggere:
* Con gli Occhi di un Bambino
* Le Nuove Dipendenze
* Come Superare la Sindrome del Lunedì
* Amori Impossibili e Dolori Probabili: La Statistica dei Sentimenti Disperati
* L’Amore Appassionato Deve Essere Tormentato? Ancora sulla Statistica dei Sentimenti Disperati
* E Vivemmo Tutti … Invidiati e Contenti
* La Società Moderna: Annoiata di Se Stessa
* Bambini Precoci e Adulti Tardivi: l’Adolescenza Dilatata
* Carpe Diem: La Vita è Adesso
* Crisi come Opportunità: il Segreto della Felicità Interiore
* L’Umano Diritto alla Fragilità
* Nel Paese dei Pidocchi: l’Arte di Sopravvivere al Parassitismo
* Se Non Ora, Quando? Manuale di Sopravvivenza per Procrastinatori Incalliti – Parte 1
* Perché Mangiamo Senza Pensarci? L’Alimentazione Inconsapevole
* Elogio alla Lentezza: l’Arte di Mangiare Senza Fretta
Segnala una news

Related Posts / Articoli correlati