Itinerari tra le città del Tufo

Necropoli di Sovana - Ovunque a Sovana, scavate nelle pendici tufacee che circondano il paese, fanno capolino le tombe etrusche, molte raggiungibili percorrendo le misteriose “vie cave” o “tagliate”: profondi e stretti corridoi dalle dimensioni ciclopiche, anch’essi intagliati nel tufo, forse strade di collegamento, forse opere di drenaggio o forse percorsi sacri per riti religiosi. Se si imbocca il sentiero che si stacca dalla strada provinciale San Martino sul Fiora, alle porte dell’abitato di Sovana, oltrepassato il torrente Folonia nel punto in cui forma una graziosa piccola cascata, si arriva alla Tomba della Sirena (III-II sec. a.C.): una sirena che avvolge tra le sue spire due giovinetti decora il frontone della facciata. Proseguendo sullo stesso sentiero, csi diviene piccoli tra le alte pareti, oltre 25 metri, della via cava “San Sebastiano”, tra felci e muschi si raggiunge un oratorio rupestre paleocristiano.

Un’altra suggestiva gola è il “Cavone”. Sempre con il naso all’insù, si nota quanto il fondo stradale si sia pian piano abbassato, sulla sommità delle pareti si trovano tombe etrusche e, a metà, nicchie medievali. Su una delle pareti il tempo non ha cancellato un'iscrizione e una croce uncinata, simbolo etrusco della vita. A poca distanza, nella necropoli del Poggio Felceto, si può visitare la tomba più famosa dell’intera area, la Tomba Ildebranda (III-II sec. a.C.), che porta il nome del cittadino più illustre della zona, papa Gregorio VII, al secolo Ildebrando di Sovana. È uno degli esempi più belli di tomba a tempio, suddivisa in due ambienti, interamente ricavati nel tufo: il monumento funebre e la camera sepolcrale. A causa della friabilità del tufo molti elementi architettonici sono andati perduti, ma grazie ai frammenti rinvenuti durante le operazioni di scavo si è risaliti a una ricostruzione fedele: due scalinate conducevano ad un alto podio, dove dodici colonne sostenevano un fregio decorato con elementi animali, vegetali e umani. Un lungo corridoio, il dromos, immette nella camera sepolcrale a pianta cruciforme, situata al di sotto del monumento.
Sul lato opposto della vallata, uscendo dal paese di Sovana dalla porta della Rocca, e salendo sulla sinistra, si trovano altre tombe, tra cui la più nota è la Tomba del Sileno. Questa tomba ha due particolarità: è infatti l’unica a edicola circolare della zona, ed è stata l’ultima ad essere scoperta, nel 1963, e per di più miracolosamente intatta, con tutti gli oggetti dell’arredo funebre, urne e resti cinerari. Queste sono solo alcune delle sepolture che costellano il territorio di Sovana: ve ne sono infatti numerosissime e di diversi stili architettonici, inclusi i “colombari”, piccole celle ricavate nel tufo, probabilmente utilizzate per custodirvi le urne cinerarie.
Il Parco comprende anche la Fortezza degli Orsini a Sorano che ospita il Museo del Medioevo e del Rinascimento (dove è possibile visitare i suggestivi camminamenti sotterranei) e l’insediamento rupestre di San Rocco.

Insediamento rupestre di Vitozza - Il viaggiatore dovrebbe concedersi un po’ di tempo e, con tutta calma, spingersi a nord dell’abitato di San Quirico di Sorano per esplorare Vitozza, uno dei più interessanti ed estesi insediamenti rupestri d’Italia, abitato dal XII al XVII secolo. Bagnati dalle chiare acque del torrente Lente e nascoste dalla florida vegetazione di boschi cedui sopravvivono duecento grotte, i “colombari”, ed i resti del villaggio medievale.
Solo le mura, la rocca e la chiesa si alzano verso il cielo; il resto degli edifici è stato scavato nel tufo: dalle stalle ai magazzini, dalle case all’arredo interno. Alcune cavità sono a più piani, collegati da scalette e da passaggi interni; le pareti mostrano varie nicchie usate come ripostigli, armadi o porta lucerne, mentre i fori visibili all’altezza del ginocchio servivano come supporto per il piano dei letti. Oggi Vitozza è facilmente visitabile grazie a recenti opere di restauro e ad un’ottima segnaletica.
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