Terre di Siena: itinerari della Francigena

Il viaggiatore attento alle bellezze dell'arte e della natura potrà scoprire angoli poco conosciuti ma bellissimi della Toscana ripercorrendo, a mille anni di distanza, una grande strada del Medioevo: la Via Francigena, che collegava la Francia a Roma e favoriva l'afflusso dei pellegrini nella Città Eterna. Nel tratto toscano, la via Francigena passava dalla Lunigiana, toccava Lucca, varcava l'Arno in prossimità di Fucecchio, risaliva la valle dell'Elsa per raggiungere Siena dove, percorrendo le valli dell'Arbia, dell'Orcia e altre minori, usciva dalla Toscana per entrare nel Lazio superando le alture poste tra Radicofani e il Monte Amiata.

Primo itinerario: dalla Val d'Elsa a Siena.
Il tracciato della Via Francigena si svolgeva prevalentemente sulla sinistra o sulla destra del fiume Elsa che segnava il confine tra le diocesi di Volterra e di Firenze. Dopo il difficile attraversamento dell'Arno tra Fucecchio e San Pierino, la via Francigena toccava la pieve di San Genesio oggi scomparsa ma posta non lontano dall'attuale San Miniato, poi proseguiva verso sud. Il tratto consigliato segue la direttrice sulla sinistra dell'Elsa (Coiano, Chianni, San Gimignano, Badia Isola) percorso dall'arcivescovo Sigerico nel suo viaggio di ritorno a Canterbury nel 990 - e quella sulla destra del fiume (Castelfiorentino-Poggibonsi-Staggia) scelto dal re di Francia Filippo II Augusto, di ritorno dalla terza crociata nel 1191. Lungo la strada, il fascino dell'intatta e turrita San Gimignano, i resti del palazzo-fortezza dei Franzesi a Staggia e la piccola, splendida abbazia di San Salvatore ad Abbadia a Isola.

Secondo itinerario: Siena e la via Francigena.
Nessuna particolare funzione strategica o viaria sembra essere stata all'origine della colonia romana di Sena Julia. La fortuna di Siena è essenzialmente medievale e legata alla presenza della via Francigena. Se Siena a cavallo tra Due e Trecento raggiunse dimensioni urbane degne dei maggiori centri d'Europa, lo deve al fatto di essere stata "figlia della a strada". Siena offriva ai pellegrini le cure sanitarie dello Spedale di Santa Maria della Scala, sorto nell'XI secolo e divenuto presto una delle maggiori fondazioni del suo genere, e un gran numero di alberghi e locande, situati per lo più nei terzi di Camollia e San Martino, cioè nelle parti più interessate dalla via Francigena.

Terzo itinerario. Da Siena a San Quirico d'Orcia.
Uscita da Porta Romana, la via Francigena si dirigeva verso sud, lungo una direttrice che coincide in larga parte con la strada statale 2, sulla quale prospettano ancora antichi ospedali: Santa Maria di Bellem, il lebbrosario detto la casa di San Lazzaro, altri due alla Coroncina e sul colle di Malalamerenda. A Isola d'Arbia la chiesa romanica di Sant'Ilario ricorda nella dedicazione un santo venerato in Francia. Il tracciato passa accanto alla Grancia fortificata di Cuna, sorta nel mezzo di vaste proprietà dello spedale Santa Maria della Scala di Siena, e passando attraverso Monteroni d'Arbia e Lucignano arriva a Buonconvento, centro che offriva tre ospedali e la sicurezza di buone fortificazioni. Quindi si giunge all'abbazia di Sant'Antimo, insegne monumento romanico toscano, grandiosa chiesa a tre navate con deambulatorio a cappelle radiali. Al termine di un tracciato molto tortuoso, ecco San Quirico d'Orcia, con l'antichissima (VIII secolo) pieve di San Quirico in Osenna.

Quarto itinerario. Da San Quirico d'Orcia a Radicofani.
Oltre San Quirico la strada da Vignoni (dove rimangono una torre e una canonica) scende verso Bagno Vignoni (nei pressi resti di ponte cinquecentesco) località termale assai apprezzata nel medioevo e dotata di una grande e suggestiva piscina che occupa tutta la piazza centrale. Si sale quindi verso Radicofani, con una poderosa Rocca che fu teatro delle avventure di Ghino di Tacco, ricordate da Dante e Boccaccio. Dopo di che si scende nel fondovalle del fiume Paglia, affluente del Tevere, e si lascia il suolo toscano.

Fonte: Turismo in Toscana
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