L’Amore Appassionato Deve Essere Tormentato?
Ancora sulla Statistica dei Sentimenti Disperati


Alzi la mano chi non ha sofferto per amore, acciaccato ma fiducioso che quella sofferenza conferisse al sentimento una qualità speciale. Il mal d’amore che brucia nel petto, contorce lo stomaco, accappona la pelle: si definisce 'Amore con la A maiuscola' proprio perché lo si può sperimentare con tutti i sensi. È tangibile.

Saranno le pellicole cinematografiche, la letteratura o la musica d’autore, sarà che nelle fiabe non si è mai sentito parlare di una fanciulla che sposa il principe senza essersi prima misurata con una mela avvelenata, una strega cattiva o una matrigna con sorellastre incluse. Sarà, forse, anche colpa dell’amica della cognata della cugina della parrucchiera di una lontana conoscente, la cui storia d’amore si dice abbia avuto un lieto fine, nonostante le vicende travagliate e il partner latitante... (in realtà, sappiamo perfettamente che il partner è rimasto desaparecido e l’happy ending è una leggenda metropolitana messa in circolazione da altri innamorati cronici).

Dicevamo che sarà per questa gigantesca concomitanza di prove indiziarie, fatto sta che confidiamo che le emozioni intense delle passioni turbolente siano le uniche per cui valga la pena infiammarsi. La calma di una serena vita di coppia finisce invariabilmente con l’annoiarci, mentre l’incertezza del melodramma ci dà adrenalina, ci rende euforici. Ma, a dispetto di quello che, travestito da istinto, potrebbe essere uno dei più portentosi condizionamenti sociali di tutti i tempi, mi domando: l’amore appassionato è necessariamente tormentato?

Eccola lì, la fantasia adolescenziale che ci arde nel petto: il nostro amato, il cui disamore nei nostri riguardi è conclamato quanto una patologia incurabile, alla fine inizierà a ricambiarci, domato dal principio dantesco secondo il quale 'Amor a nullo amato amar perdona'. Non solo: tutte le avversità si dissolveranno e le streghe soccomberanno…

Bazzecole, ragazzi! Va bene essere ottimisti, ma così siamo visionari! A dispetto di tutti gli sforzi e dei sogni di gloria, i sentimenti non sono mica piante in vaso, che meglio vengono curate, più diventano rigogliose. Assomigliano, piuttosto, a fiori di campo, se proprio ci piace la metafora botanica: germogliano dove non te l’aspetti e senza che nessuno ce li abbia piantati.

La verità è che ci piace l’idea che l’impossibile diventi realizzabile, vogliamo che la vita ci sorprenda e ce ne infischiamo dei calcoli probabilistici che ci massacrano i sogni. Le utopie ci accendono laddove la stabilità affettiva, con le sue prevedibilità, ci faceva solo sbadigliare.

E se, in realtà, l’amore autentico fosse come i fiori di campo di cui sopra: spontaneo, fresco e facile da gestire? E se la felicità non fosse faticosa affatto? Se il vero amore fosse quello che rimane anziché quello che si allontana? Quello che ci fa ridere a crepapelle anziché ammazzarci di lacrime?

Cosa accadrebbe se quell’amante insofferente che tanto abbiamo bramato, contro ogni previsione statistica, realizzasse la nostra favola d’amore, trasformandosi in un devoto, affidabile cavaliere o in una candida, melensa principessa? Che ne sarebbe dell’audacia, dell’ardore e dell’intrepidezza che ora ci danno il batticuore?

Paradossalmente, forse, la soddisfazione dei desideri, placando le pulsioni che ci pungolavano e le complicazioni che ci stimolavano, ci renderebbe tanto più delusi e inquieti. Dovremmo, forse, concludere che la realizzazione del nostro sogno d’amore è un’eventualità da scongiurare. Perché è il viaggio che ci anima, non la meta. L’obiettivo ci avvince, ma è l’esito incognito che ci seduce. Come nel Sabato del Villaggio di Leopardi, l’attesa della domenica di festa riempie i cuori sempre più del suo arrivo.

Le passioni tormentate scavano ferite, più che legami. Ma poiché affaticano e monopolizzano i nostri pensieri, sembrano solcarci gli animi più delle relazioni rassicuranti in cui nessuno scappa e nessuno insegue. Ma dopo tanto correre dietro qualcuno che non si è mai dato pena di aspettarci, ci si rende conto di non averlo mai guardato davvero in faccia. Forse, tanto affaccendarsi per raggiungere una persona che neanche conoscevamo davvero, era solo il tentativo disperato di intrattenerci in un’attività che ci distogliesse dall’affrontare prove ben più minacciose delle romanzesche pene d’amore. È un’altra la prova che veramente ci spaventa e che tentiamo di evitare sfiancandoci per raggiungere un bersaglio fittizio. L’amore straziante è, spesso, solo un poderoso paravento.

Puntare a un obiettivo che ha scarse chance di riuscita è un espediente per temporeggiare, rimandando il momento in cui dovremo vivere sul serio. Corriamo perché abbiamo una paura nera di fermarci. Ecco perché un partner riluttante è carismatico ai nostri occhi e funzionale ai nostri scopi solo finché si nega.

Quanto erano prodigiosamente vere le parole di Albert Camus: 'Bisogna avere un amore, un grande amore nella vita, perché costituisca un alibi alle disperazioni immotivate che ci opprimono'.

Marzia VaccaroI Like Italy

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