Amori Impossibili e Dolori Probabili:
La Statistica dei Sentimenti Disperati


Quante possibilità ci sono che il gracidare stridente di un viscido rospo si tramuti, per incanto, nella melodiosa voce di un principe? Nelle fiabe l’incidenza del fenomeno è certamente significativa, ma nella vita reale si approssima allo zero: l’evento impossibile. Tuttavia, nelle questioni di cuore, sembriamo nutrire sempre l’intima aspettativa che una situazione, già dimostratasi avversa, all’improvviso diventerà miracolosamente favorevole, addolcita dalla nostra paziente dedizione.

In Statistica, la probabilità che un evento possa verificarsi è data dal rapporto fra il numero di successi e la quantità di prove effettuate. Allora perché ci ostiniamo a credere che, dopo mille fallimenti, il prossimo tentativo sarà quello propizio? Cosa guida questa logica irragionevole? Per quale motivo, quando si tratta di sentimenti, smettiamo di imparare dalle esperienze pregresse e, soprattutto, cessiamo di difenderci?

Eppure, Darwin ha parlato chiaro: solo le specie in grado di adattarsi alle mutevoli condizioni ambientali avranno l’ambìto successo evolutivo. Ed ecco che in ogni sfera della nostra vita ci plasmiamo, maturando apprendimenti che ci aiutano a non perseverare in errori che ci sarebbero fatali. Poi, si entra in ambito affettivo e questo sistema, meravigliosamente forgiato da millenni di progresso evolutivo, entra rovinosamente in tilt. La perspicacia, l’acutezza e la cautela evaporano. Torniamo ingenui, illusi e – ammettiamolo – pure un po’ ebeti. Non vogliatemene per la schiettezza: anche la sottoscritta è campionessa nazionale in materia di sentimenti impossibili, e non certo priva di annesse, ineluttabili, cadute di stile…

Si dice che al cuor non si comanda, ma noi, eminenti neuroscienziati, ben sappiamo che è sempre il cervello che presiede ai nostri comportamenti: dunque, quali distorsioni cognitive risiedono dietro l’impasse emotiva degli amori tormentati? Be’, un abbaglio sostanziale sembra essere dovuto all’erronea, incrollabile convinzione che vigano una meritocrazia, una giustizia divina e una cosmica equità nella distribuzione di gioie e dispiaceri sentimentali. Ne deriverebbe che, dopo innumerevoli episodi di pene d’amore inesorabili, coraggiosa abnegazione e perdita della dignità, ci saremmo ben guadagnati il nostro oggetto del desiderio! Esso avrebbe, del resto, acquisito uno status di rivalsa irrinunciabile che, a nostro sprovveduto giudizio, ci sarebbe più che dovuta. Peccato che, in amore, i diritti e i doveri non vadano esattamente a braccetto…

L’idea secondo cui la forza dell’amore sarebbe in grado di sanare ogni ferita e correggere ogni bruttura è uno sbaglio fatale degli innamorati non corrisposti. Secondo tale visione romantica, il lieto fine non mancherà di arrivare se lo si perseguirà opportunamente. Ci immedesimiamo nelle vicende travagliate delle eroine dei romanzi Ottocenteschi o nel pathos delle storie cinematografiche più struggenti. La persona che amiamo così disperatamente non potrà non ricambiarci e poi vivremo felici e contenti nei secoli dei secoli, amen! Ops, ecco come delira il nostro cervello visionario: mischia il finale delle fiabe con le parole delle preghiere, in un guazzabuglio di fiduciosi vaneggiamenti.

Spesso costruiamo rapporti basati su una condizione: la richiesta che l’altro cambi per noi. Ciò nonostante, un’altra verità innegabile, che ben conosciamo ma pur, tuttavia, ancora ci stupisce, è che nessuno si trasforma a vantaggio di un altro. Può fare piccoli adattamenti, qualche compromesso, ma non intraprenderà modificazioni sostanziali della propria natura solo per compiacere le aspettative altrui, per ragionevoli o capricciose che esse siano. Né, probabilmente, sarebbe giusto lo facesse. Dunque, archiviamo i vari urli di battaglia della serie “io ti cambierò!io ti salverò!”: non siamo né un alchimista né un vigile del fuoco, per cui rinunciamo a queste esaltazioni di onnipotenza.

Ed ecco un altro scomodo dato di fatto: quando lo sforzo di far funzionare un rapporto proviene esclusivamente da una delle parti, la relazione è destinata a collassare. Continuare a lottare intrepidamente (e ottusamente), illudendosi di poter amare per entrambi (sentite quanto suona folle?!) servirà solo a rinviare un impatto con la realtà statisticamente preannunciato, a prolungarne l’agonia e a disperdere tempo ed energie preziosi.

Ci sono dinamiche relazionali il cui esito è già certo in partenza, senza bisogno alcuno di procedere per prove ed errori. Pertanto, è fondamentale, ai fini della nostra sicurezza emotiva, saper distinguere fra speranze e illusioni, fra perseveranza e accanimento, fra impegno costruttivo e mero autolesionismo. Cosa preferiamo fra un’illusorio sogno perfetto e una concreta realtà perfettibile?

Marzia VaccaroI Like Italy

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