Carsten Holler: Animal Works

Quando si visita una mostra "site specific", capita spesso di trovarsi di fronte a opere che avrebbero potuto trovarsi altrettanto bene praticamente ovunque. Non è questo il caso dell’artista della natura Carsten Holler (Bruxelles, 1961 – vive e lavora a Stoccolma), laureato in Agronomia e specializzatosi in Fitopatologia con una tesi sulla comunicazione olfattiva tra gli insetti, noto per il suo approccio pseudo-scientifico nell’indagine della realtà oggettiva. I suoi Animal Works prendono forma e vita dentro, e insieme a, gli ampi spazi della galleria milanese di Massimo De Carlo, nella ex area industriale di via Ventura.

Questo è vero soprattutto per le opere installate al primo piano, dove protagonisti assoluti sono la natura e le macchine, che nella loro interazione con gli animali gli conferiscono tutta la freddezza e l’asetticità delle cavie da laboratorio. In Kanarienwaage (Canary Scale), del 2010, due gigantesche gabbie per uccelli esattamente identiche si fronteggiano sospese mentre al loro interno dodici canarini maschi Timbrado Espanol cinguettano e volano, causando spostamenti dell’altezza delle gabbie misurati dal grande ago posizionato al centro della sbarra che le regge.

Da terra li osserva con i suoi occhi umani in vetro il tricheco di gomma fucsia Walrus (2011), che va ad aggiungersi alla serie delle riproduzioni di cuccioli di animali, mentre in un angolo della stanza due topi si aggirano all’interno di Mäuseplatz (Mice Square), del 2010, che riproduce in scala un parco giochi parigino del 1958. Proseguendo nel percorso, il visitatore è invitato a mettere la propria testa nelle tre nicchie che consentono un’osservazione a 360° di Aquarium (1996), 2000 litri d’acqua dolce al cui interno nuota un branco di Leuciscus Idus. Il silenzio è rotto da Bonobo-Sex (1993-1994), montaggio realizzato da Amy Parish di video amatoriali sulle attività sessuali del bonobo, scimmia che secondo alcuni studi condivide con l’essere umano più del 98% del patrimonio genetico.

Il piano superiore è invece dedicato ai funghi, già protagonisti della stanza progettata da Holler a Berlino nel 2010. Qui, più discretamente, riempiono una teca museale con intrecci curiosi tra differenti tipologie (commestibili, non commestibili, allucinogeni), dalle misteriose proprietà e dagli insondabili effetti. Grande assente della mostra, la cui silenziosa presenza (dis)ordinatrice si avverte però in ogni luogo, è l’uomo. L’umano spettatore si sente come un intruso capitato per sbaglio nel laboratorio inquietante situato in un futuro ipotetico di cui non capisce gli scopi – a cosa serve la bilancia che "pesa" il movimento degli uccelli di Kanarienwaage? Cosa cercare in Aquarium? Cosa rappresentano i doppi funghi di Doppelpilzvitrine?– e che suona come un monito a non lasciare che l’unico criterio oggi in uso, quello della funzionalità, ci trasformi tutti nei topi indaffarati, ciechi al mondo esterno di Mauseplatz.

Fonte: exhibart.com
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