Zucchero e antibiotici, azione combinata?

Lo zucchero potenzia l'effetto degli antibiotici, eliminando definitivamente quei batteri "persistenti" che, per sopravvivere all'attacco dei farmaci, si "addormentano" per poi risvegliarsi più forti quando l'efficacia del medicinale svanisce. Una piccola dose di glucosio e fruttosio, secondo uno studio pubblicato su Nature dai ricercatori dell'americana Boston University guidati da James Collins, ha insomma il potere di svegliare dal letargo questi microrganismi, rendendoli più vulnerabili all'azione degli antibiotici. Un primo esperimento ha dimostrato che basta aggiungere dello zucchero ai medicinali per eliminare il 99,9% dei batteri Escherichia coli, e un secondo test ha replicato il risultato con lo Stafilococco aureus.

"Lo zucchero agirebbe sul metabolismo dei batteri rendendoli più sensibili all'azione dell'antibiotico - spiega Francesco Scaglione, direttore della Scuola di specializzazione in Farmacologia clinica dell'Università degli studi di Milano - e questo risultato è molto interessante, soprattutto se si considera che gli antibiotici sono sempre meno efficaci per problemi di resistenza, e tutto quello che ne può aumentare l'effetto ben venga". Si tratta di una scoperta completamente nuova, precisa l'esperto, che però deve moltissimo alla tradizione popolare: "Esiste in alcune famiglie la consuetudine di mettere zucchero o miele sulle ferite infette per favorire la guarigione. E sembra che la cosa funzioni. Non dobbiamo però dimenticare che lo studio di Collins è stato fatto sugli animali e che occorrono studi sull'uomo per stabilire se questi dati siano o meno trasferibili nella pratica medica".

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sono 4.700 le persone che muoiono ogni giorno a seguito di infezioni batteriche dovute al Bacillo di Koch, il microbatterio della tubercolosi, infezione che provoca più morti di qualsiasi altra malattia, e il team di ricercatori bostoniani sta infatti lavorando sulla possibilità di migliorare l'efficacia dei farmaci anti-TBC. "Il nostro obiettivo è quello di rafforzare l'effetto degli antibiotici già esistenti, piuttosto che scoprirne di nuovi; si tratta di un processo che potrebbe rivelarsi lungo e costoso", spiega l'autore, membro dell'Howard Hughes medical institute e importante punto di riferimento al Wyss Insitute for Biologically inspired engineering all'Università di Harvard. Se la sperimentazione si concludesse con successo, la scoperta potrebbe portare a una diminuzione dei costi sanitari per la cura di milioni di individui che soffrono d'infezioni croniche da stafilococco, streptococco, tubercolosi e di alcune infezioni del tratto urinario.

Fonte: La Repubblica
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